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lunedì, febbraio 02
 

Dal Manifesto di domenica vi riporto un articolessa sapida del mitico Alessandro Robecchi....fate vobis:

Una risata vi informerà
ALESSANDRO ROBECCHI
Riassunto delle puntate precedenti. Un'autrice satirica (ciao, Sabina) va in tivù a fare il suo spettacolo. Perché la gente capisca le sue battute sull'attualità - e soprattutto sugli affarucci monopolistico-televisivi del nostro liftato speciale - è costretta a dare anche qualche notizia, visto che i media via etere non le danno. Il giorno dopo, apriti cielo: il programma viene silurato, gli autori censurati si beccano una querela miliardaria da Mediaset per diffamazione. L'accusa è semplice: non faceva ridere, e quindi, che satira è? Con aggravante: le notizie che dava non erano vere, menzogne, bugie comuniste, da cui la querela intimidatoria. In qualche modo, insomma, passa la linea: la satira faccia quel che deve fare ma lasci stare le notizie, che a quelle ci pensano i tg unificati, ai tempi del colera. Per paradosso (che nessuno coglie, però, peccato), nemmeno un mese dopo i magistrati che indagano sul caso Parmalat chiamano a testimoniare - per capirci qualcosa - un comico (ciao, Beppe). Il testacoda è evidente e ricorda molto la follia organizzata dal potere di Comma 22: un comico non può parlare della realtà (dà un po' fastidio), ma quando il gioco si fa duro, a chiarire qualche brandello di realtà si chiama un comico. Tutto ciò è molto comico, appunto.

Sulla torta del nonsense, arriva però infine la ciliegina più buona di tutte: la magistratura, valutata la querela Mediaset per diffamazione, dice chiaro e tondo che è carta straccia e va archiviata.
E non - badate bene - per una sorta di extraterritorialità della satira, per una presunta impunità del paradosso. No: va archiviata perché le notizie che si davano erano vere, fondate, conclamate. Vero che dal 1994 Retequattro è di fatto abusiva. Vero che a ogni critica rivolta alla legge Gasparri rispondeva l'ufficio stampa Mediaset, quando non direttamente il suo presidente. Vero che i big spender della pubblicità hanno spostato enormi risorse dalla Rai a Mediaset, almeno da quando regna il liftato.

Falso invece che la trasmissione, quel mix di satira e notizie, che aveva fatto eccellenti ascolti, abbia nuociuto al titolo Mediaset nel listino di Piazza Affari, titolo di cui il magistrato si prende addirittura la briga di seguire le oscillazioni. Punto.

Ora, si capisce, le domande da fare sarebbero parecchie. Ad esempio: la Rai, attaccata dal suo presunto maggior concorrente con una querela infondata, canterà vittoria e ripristinerà il programma? Difficile.

O ancora: i telegiornali unificati dei tempi del colera daranno finalmente le notizie che hanno taciuto finora, almeno adesso che sono dichiarate veritiere da un giudice con tanto di riscontri? Difficile. E poi: i critici - a destra e a sinistra - che in qualche modo avallarono la tesi che le risate devono essere separate dalla realtà e dalla cronaca, rivedranno la loro posizione, ammetteranno di aver detto una cazzata, oppure tutto resterà com'è oggi? Vedete un po' voi.

Qualcuno sostiene, naturalmente, che prendere la questione così di punta è esagerato. E aggiunge: ma non vedete quanta satira c'è in tivù? Ma non contate le decine e decine di sberleffi che il nostro povero premier subisce?

Non c'è giorno che qualcuno non gli dica nano, o pelato, o che ha le orecchie come cotolette, che si mette il cerone, e altre amenità del genere. E del resto è lui il primo a raccontare tante barzellette su di sé, e a riderne, da impunito abituato all'impunità.

Ecco che si arriva al punto: forse non è la risata che serve, ma la notizia (vera) che la fa scattare. Il paradosso non crea alcun imbarazzo, a meno che non sia ancorato a cose che si vogliono negare e sottacere. E per far questo va benissimo anche l'intimidazione, la querela, la minaccia di faraoniche richieste economiche. Tutte cose che si perderanno poi per via, ma che nell'immediato funzionano.

Quanto alla giustizia, per carità, faccia il suo corso, come si usa dire, che però è un po' lento. La censura è più veloce, invece, fulminea, e supportata da astruse teorie inventate lì per lì per giustificarla. Come per esempio quella che la satira deve stare alla larga dalle notizie. Come tutti gli altri, del resto. Dopotutto, gente, che ve ne fate delle notizie? (alessandro robecchi)





















postato da paperolibero | febbraio 02, 2004 12:26 | commenti (1)